Nell’estate
del 2005 la Legacoop Emilia-Romagna ha ospitato a Bologna una delegazione
dell’Ohio Employee Ownership Center, struttura facente parte della
Kent State University di Kent, Ohio, (USA) con l’obiettivo di far
loro conoscere il sistema cooperativo italiano.
Tra i tanti incontri realizzati a livello politico, sindacale
e universitario, ci è stato chiesto di illustrare loro
l’attività di Unipol.
Il resoconto della visita svolta da questi studiosi e cooperatori americani
è stato da essi riportato nella newsletter Owners at work
e illustrato più ampiamente sul
loro sito da cui riportiamo lo stralcio relativo alla visita presso
Unipol.
“(…)
Financial services. We visited Unipol, the insurance company, which was set it up in 1963 by a group of Bologna co-ops to insure their members. Today it is Italy’s 3rd largest insurance company and employs 5400. It had a growth crisis in the 1970s, but was rescued by the German Metalworkers’ insurance company injecting an equity stake. Today its ownership has broadened to include cooperatives, labor unions, and the left-leaning farmers and family business organizations. Together they own 51% while 49% is publicly traded. Of the 51% held by organizations, 30 Lega co-ops hold more than half.
Unipol was a pioneer of social accounting in Italy, which it has been doing for a decade. Its “social balance sheet” is as glossy as a Fortune 500 annual corporate report. But the content is very different. Still, “we are a business, not a charitable organization,” says Franco Malagrino, Unipol’s social accountability director. The company is more profitable than the average for private insurers in Italy.
As a consequence of its business success, Unipol has become a major source of investment in the cooperative sector through the placement of its reserves, which are largely placed in there. It has recently expanded its financial services: The Unipol bank grew from 9 branches in 1998 to 273 branches today, and Unipol set up a merchant bank in 2003.
(…)
Access to capital.Much of the strength of the Emilia Romagna model stems from access to capital from large pools dedicated to cooperative development. Consider the insurance company Unipol. Established and controlled by other cooperatives, Unipol has strengthened the cooperative sector through its investment policies, and through its pioneering work in social accounting as well as through underwriting insurance for cooperatives and their members. Or consider the co-op development fund structure which “taxes” otherwise tax-advantaged co-ops to develop new co-ops seems to be an effective mechanism both to create new co-ops and new jobs.
Not least, the Italian co-operatives’ “indivisible reserves” – which revert to the co-operative development funds at the sale or liquidation of cooperatives -- give them a staying power that American cooperatives and employee-owned businesses lack. They pay out part of the profits to members, but not their tax-advantaged retained earnings which guarantee that the capital created with tax advantages benefit future generations and the community. We basically turn those tax advantages into pensions for the current generation of employees.”
(...)
Servizi finanziari. Abbiamo visitato Unipol, la Compagnia di assicurazioni fondata nel 1963 da un gruppo di cooperative di Bologna per fornire servizi assicurativi ai propri soci. Oggi è la terza Compagnia di assicurazione italiana e dà lavoro a 5.400 persone. Ha avuto una crisi di crescita negli anni ‘70, ma in suo soccorso, con un’iniezione di capitale, è intervenuta la Compagnia di assicurazione tedesca dei lavoratori metalmeccanici. Oggi l’assetto azionario si è allargato e comprende cooperative, organizzazioni sindacali e di categoria, di agricoltori e imprese artigianali politicamente orientati a sinistra. Nel complesso essi detengono una quota del 51%, mentre il 49% è negoziato in Borsa. 30 cooperative della Lega possiedono oltre la metà del suddetto 51%.
Unipol è tra i pionieri nella rendicontazione sociale in Italia, ambito in cui opera già da un decennio. Il suo “Bilancio sociale” è patinato come il Bilancio annuale delle 500 imprese elencate da Fortune. Ma il contenuto è molto diverso. Tuttavia, afferma Franco Malagrinò, responsabile della rendicontazione sociale di Unipol, “siamo un’impresa, non un ente non-profit”. La società registra una redditività superiore alla media delle assicurazioni private italiane.
Grazie al proprio successo imprenditoriale, Unipol è diventata una delle principali fonti di finanziamento per il settore cooperativo collocando in esso le somme accantonate a riserva. Recentemente sono stati ampliati anche i servizi finanziari: Unipol Banca è passata dai 9 sportelli del 1998 ai 273 di oggi e nel 2003 Unipol ha fondato una merchant bank.
(…)
Accesso al capitale. La forza del modello Emilia-Romagna deriva in buona parte dall’accesso al capitale di grandi pool finalizzati allo sviluppo cooperativo. Si veda la compagnia di assicurazioni Unipol. Fondata e controllata da altre cooperative, Unipol ha rafforzato il settore cooperativo non solo attraverso la copertura assicurativa delle cooperative stesse e dei loro soci, ma anche grazie alle proprie politiche di investimento ed all’impegno pionieristico nella rendicontazione sociale. Si consideri altresì Coopfond, fondo per lo sviluppo delle cooperative che, “tassando” le cooperative che fruiscono di agevolazioni fiscali, sembra rappresentare un meccanismo efficace per creare nuove cooperative e nuovi posti di lavoro.
Non ultime, le “riserve indivisibili” delle cooperative italiane (che vengono trasferite ai fondi per lo sviluppo cooperativo in caso di vendita o liquidazione delle cooperative) offrono la stabilità che manca alle cooperative ed alle loro imprese di produzione e lavoro americane. Le cooperative italiane distribuiscono parte degli utili ai soci, ma non gli utili conservati in agevolazione fiscale, i quali garantiscono che il capitale accumulato grazie ai vantaggi fiscali vada a beneficio delle generazioni future e della comunità. Noi, fondamentalmente, trasformiamo i vantaggi fiscali in pensioni per l’attuale generazione di lavoratori dipendenti.